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giovedì 21 giugno 2012

Il Santo del Giorno-21/06/2012


Il Santo di oggi e in appendice un regalo.

San Luigi Gonzaga
Gesuita (memoria)



Luigi nasce il 9 marzo 1568, con un parto difficile, nel castello di famiglia a Castiglione delle Stiviere (MN), primo di sette figli; è battezzato il 20 aprile.
I suoi genitori – Ferrante Gonzaga e Marta Tana di Sàntena, piemontese - si sono conosciuti alla corte di Filippo II e si sono sposati a Madrid il 15 novembre 1566, secondo le norme del concilio di Trento.
Luigi non era solo un paggetto grazioso e fragile, orante e penitente, ma un giovane intelligente, ricco di sensibilità e di forza, per reagire all'eredità dei Gonzaga: avarizia, insensibilità, sete di potere.

Il secolo di Luigi è segnato dall'eresia di Lutero e Calvino. La "nuova era di rigenerazione" (Vasari) convive con materialismo e razionalismo; operano Raffaello e Michelangelo, Ariosto e Tasso; risuonano le note di Monteverdi e di Pier Luigi da Palestrina.
Ferrante è fiero del suo erede. La madre, donna di cultura e di fede, lo educa alla preghiera e alla carità. Luigi cresce vispo e birichino. Il padre gli regala un'armaturina leggera e lui nel 1573, a Casalmaggiore, fa l'ufficiale e spara il cannone.
Nel 1577-78, insieme al fratello Rodolfo, Luigi passa col padre a Bagni di Lucca ed è poi accolto alla corte di Francesco de' Medici a Firenze. Fa progressi in latino e spagnolo. Nel giardino di Palazzo Pitti gioca con le principessine Eleonora, Anna e Maria.
 Ma Firenze matura Luigi: davanti alla santissima Annunziata si consacra alla Madonna. Nel 1579 Ferrante, eletto principe del Sacro Romano Impero, preferisce che i figli rientrino a Castiglione, ove Luigi, il 22 luglio 1580, riceve la prima comunione dal cardinale Carlo Borromeo. Ormai la vita di Luigi segue gli Esercizi spirituali di S. Ignazio.

Nel 1581 si recò a Madrid per due anni, come paggio di corte (il padre era al servizio di Filippo II di Spagna); qui la sua vocazione si precisa. Il 29 marzo 1583 terrà un suo discorsetto in latino davanti al re. Ma il 15 agosto 1583, davanti alla Madonna del Buon Consiglio nella chiesa del collegio della Compagnia di Gesù, Luigi è certo che il Signore lo vuole gesuita.
Marta è contenta. Ferrante oppone grosse difficoltà. Luigi è convinto, ma accetta di rimandare la decisione al ritorno in Italia.
Nel 1584, a Castiglione, Luigi scappa da casa, scrive al Padre generale Acquaviva; finalmente Ferrante cede, e il 2 novembre 1585, Luigi firma a Mantova l'atto di rinunzia al marchesato.
Arriva a Roma: forse il 20 novembre 1585. Suo cugino, monsignor Scipione Gonzaga, lo ospita nel palazzetto di via della Scrofa 117 (dal 9 novembre 1991, una lapide ne ricorda il passaggio). Da una lettera di Ferrante, sappiamo che Luigi il 23 novembre fu ricevuto da Pp Sisto V (Felice Peretti, 1585-1590), poi il lunedì 25 entrò nel noviziato di S. Andrea al Quirinale.
Dopo un breve soggiorno a Napoli per ragioni di salute, Luigi è trasferito al Collegio Romano per concludere gli studi di filosofia. Il 25 novembre 1587, nella cappella del quarto piano, pronuncia i primi voti religiosi. Spesso pregherà nella chiesa dell'Annunziata (poi assorbita nella vasta chiesa di S. Ignazio).
Luigi passa alla teologia, domanda le missioni dell'India. Nel 1588 riceve gli ordini minori in S. Giovanni in Laterano. Il 12 settembre 1589, su consiglio di Padre Bellarmino e di Padre Acquaviva, Luigi va a riappacificare suo fratello Rodolfo (al quale ha ceduto i propri diritti di primogenito) con il duca di Mantova.
Obiettivo raggiunto: Luigi si muove bene anche in politica, anche se la sua salute è fragile (e le severe penitenze certamente non lo aiutano).

Nel febbraio 1591 scoppia a Roma un'epidemia di tifo petecchiale che uccise migliaia di persone inclusi i papi Urbano VII (Giovanni Battista Castagna) e Gregorio XIV (Niccolò Sfondrati). Luigi Gonzaga, insieme a Camillo de Lellis ed alcuni confratelli, si impegnò a supportare i contagiati dalle conseguenze dell'epidemia. Malato da tempo, dovette dedicarsi solo ai casi non contagiosi, ma il 3 marzo,  trovato in strada un appestato, se lo caricò in spalla e lo portò all'ospedale della Consolazione.
Subito un febbrone lo avvolge e lo avvia alla morte, vero "martire di carità". L'ultima commovente lettera alla madre (10 giugno) lo rivela carico di fede.

Il 21 giugno 1591, Luigi ha maturato un grande ideale, "giunge a riva di tutte le sue speranze".
Il suo corpo è tumulato nella chiesa di S. Ignazio a Roma, nello splendido altare barocco di Andrea Pozzo e Pierre Legros, mentre il suo cranio è conservato nella basilica a lui intitolata a Castiglione delle Stiviere. La mandibola è custodita nella Chiesa Madre di Rosolini, in provincia di Siracusa.

Luigi Gonzaga venne beatificato, 14 anni più tardi, da Pp Paolo V (Camillo Borghese, 1605-1621) il 19 ottobre 1605 e canonizzato il 31 dicembre 1726, con un altro gesuita, Stanislao Kostka, da Pp Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini, 1724-1730).

Nel 1926 fu proclamato patrono della gioventù cattolica da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Ratti, 1922-1939).
Di lui il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) disse, nel marzo 1968 : “Luigi concepì la sua esistenza come un dono da spendere per gli altri”; infine le parole del Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), nel giugno 1991 : “Il Padre misericordioso ha concesso a Luigi d'immolare la sua giovinezza in un servizio eroico di carità fraterna”.

Significato del nome Luigi : "combattente valoroso" (franco-tedesco).

Per approfondimenti & è San Luigi Gonzaga




Fonti principali : santuariosanluigi.it; wikipendia.com; santiebeati.it (« RIV.»).


Il regalo:


Preghiera del Beato Giovanni Paolo II


S. Luigi, povero in spirito a te con fiducia ci rivolgiamo benedicendo il Padre celeste perché in te ci ha offerto una prova eloquente del suo amore misericordioso. Umile e confidente adoratore dei disegni del Cuore divino, ti sei spogliato sin da adolescente di ogni onore mondano e di ogni terrena fortuna. Hai rivestito il cilizio della perfetta castità, hai percorso la strada dell’obbedienza, ti sei fatto povero per servire Iddio, tutto a lui offrendo per amore.


Tu, puro di cuore, rendici liberi da ogni mondana schiavitù. Non permettere che i giovani cadano vittime dell’odio e della violenza; non lasciare che essi cedano alle lusinghe di facili e fallaci miraggi edonistici. Aiutali a liberarsi da ogni sentimento torbido, difendili dall’egoismo che acceca, salvali dal potere del Maligno.


Rendili testimoni della purezza del cuore.


Tu eroico apostolo della carità ottienici il dono della divina misericordia che smuova i cuori induriti dall’egoismo e tenga desto in ciascuno l’anelito verso la santità.


Fa’ che anche l’odierna generazione abbia il coraggio di andare contro corrente, quando si tratta di spendere la vita, per costruire il Regno di Cristo.


Sappia anch’essa condividere la tua stessa passione per l’uomo, riconoscendo in lui, chiunque egli sia, la divina presenza di Cristo.


Con te invochiamo Maria, la Madre del Redentore.


A lei affidiamo l’anima e il corpo, ogni miseria ed angustia, la vita e la morte, perché tutto in noi, come avvenne in te, si compia a gloria di Dio, che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen

mercoledì 20 giugno 2012

Il Santo del Giorno-20/06/2012


San Giovanni da Matera
Abate, fondatore :
Congregazione monastica detta degli “Scalzi”




Giovanni da Matera (detto anche da Pulsano, dal luogo ove fondò la sua ultima opera monastica), al secolo Giovanni Scalcione, nacque verso il 1070 in Matera da una ricca e nobile famiglia profondamente cristiana.

Abbandonò da ragazzo la casa paterna in cerca di un contatto più stretto con Dio e, secondo la tradizione, scambiò i suoi abiti lussuosi con quelli di un mendicante e poi partì per Taranto. Desiderava vivere una vita semplice e quindi accettò di badare alle pecore dei monaci basiliani (si ispirano alla regola dettata da S. Basilio Magno) dell'Isola di S. Pietro.
Giovanni fu molto provato da questo lavoro e quando stava per cedere, sentì una voce interna, “Dio è con te”, che lo rianimò; alla vista di una barca credette di vedere un volere di Dio e quindi si fece trasportare in Calabria, dove fece una vita di solitudine e mortificazione. Da lì passò in Sicilia standoci due anni e proseguendo la sua vita di penitente.

Ritornò in Puglia a Ginosa, che era vicino Taranto e Matera, e lì continuò la sua consueta vita, ospitato dai parenti, che nel frattempo si erano trasferiti per motivi politici, ma, ridotto quasi ad un scheletro, riuscì a non farsi riconoscere. Prese a girare fra il popolo di vari paesi predicando ed esortando ad una vita di preghiera, attirando la benevolenza di molti ed anche l’accodarsi di alcuni discepoli; subì anche delle calunnie per cui finì in prigione per ordine del conte Roberto di Chiaromonte. Fu liberato miracolosamente e dovette allontanarsi da tutti, continuando a predicare in altre zone.

Giunto a Capua, sentì di nuovo la sua voce guida che gli disse di ritornare in Puglia; sui monti dell’Irpinia a Bagnoli incontrò S. Guglielmo da Vercelli che con alcuni discepoli conduceva vita eremitica, si fermò con loro finché ebbe una visione che indicava per entrambi le loro strade. Queste erano opposte ma sempre nell’Italia Meridionale : Giovanni operò in Puglia mentre Guglielmo avrebbe poi fondato il monastero e santuario di Montevergine.

Decise di andare in Palestina passando per Bari, la città in quel periodo godeva di importante vivacità, da poco erano arrivate le reliquie di S. Nicola (1087) e celebrato un Concilio presieduto dal Beato Urbano II (Ottone di Lagery, 1088-1099) con eminenti vescovi cattolici, ma tutto ciò non impediva il proliferare di disordini morali e politici, allora Giovanni comprese che la sua Palestina era lì, in Puglia.

Riprese le sue peregrinazioni, attirando tanta ammirazione dal popolo ma anche tanti nemici al punto che corse il pericolo di essere bruciato vivo. Visitò i suoi discepoli a Ginosa e proseguì per il Gargano, già celebre per il santuario dell’Arcangelo Michele e lì, vicino a Pulsano, si fermò in una valle solitaria insieme a sei discepoli.

Iniziò così una nuova comunità che dopo sei mesi raggiunse l’aggregazione di 50 monaci e acquistando gran fama. La Congregazione monastica detta degli “Scalzi”, che si rifaceva alla regola di S. Benedetto, si ingrandì ricevendo lasciti e terreni per cui fu aperta un’altra casa presso la chiesa di S. Giacomo a Foggia e poi un monastero a Meleda in Dalmazia di fronte alle coste del Gargano, lì fu inviato a reggerlo il monaco Giovanni Bono, morto in concetto di santità.

Dopo dieci anni di conduzione, e dopo aver guadagnato la stima del re Ruggero II e del Pp Innocenzo II (Gregorio Papareschi, 1130-1143), morì nel monastero di Foggia il 20 giugno 1139 e lì sepolto.

È stato il precursore, insieme ad altri movimenti religiosi sorti fra il X e l’XI secolo, della vita penitenziale, povera ed associata che porterà al sorgere degli Ordini mendicanti più organizzati e vasti.

Giovanni da Matera fu proclamato Santo da Pp Alessandro III (Rolando Bandinelli, 1159-1181) nel 1177.

Il corpo di S. Giovanni, da Foggia fu poi trasportato a Pulsano e nel 1830 traslato nella cattedrale di Matera, di cui è compatrono, custodite in un’artistica urna.

Significato del nome Giovanni : “il Signore è benefico, dono del Signore” (ebraico).


Fonti principali : santiebeati.it; wikipendia.com (« RIV.»).