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venerdì 22 giugno 2012

Il Santo del Giorno-22/06/2012

Anche oggi il Santo del Giorno e in più un regalo, so che lo apprezzerete: la Catechesi originale su S. Paolino di Nola tenuta dal nostro Pontefice Benedetto XVI mercoledì 12 dicembre 2007.


S. PAOLINO di Nola, Vescovo 
(memoria facoltativa)





Paolino di Nola, al secolo Ponzio Anicio Meropio Paolino, nasce a Bordeaux (F) nel 355.
Date importanti della sua vita :
nel 378 è governatore della Campania;
nel 389 è battezzato;
nel 392 la moglie, che è cristiana, gli da un figlio, che muore pochi giorni dopo;
nel 394 é ordinato sacerdote;
nel 409 è consacrato vescovo di Nola dove muore il 22 giugno 431.

Dalla Catechesi di Benedetto XVI (Mercoledì, 12 dicembre 2007)

Cari fratelli e sorelle,

il Padre della Chiesa a cui oggi volgiamo l’attenzione è S. Paolino di Nola. Contemporaneo di S. Agostino, al quale fu legato da viva amicizia, Paolino esercitò il suo ministero in Campania, a Nola, dove fu monaco, poi presbitero e Vescovo. Era però originario dell’Aquitania, nel sud della Francia, e precisamente di Bordeaux, dove era nato da famiglia altolocata. Qui ricevette una fine educazione letteraria, avendo come maestro il poeta Ausonio. Dalla sua terra si allontanò una prima volta per seguire la sua precoce carriera politica, che lo vide assurgere, ancora in giovane età, al ruolo di governatore della Campania. In questa carica pubblica fece ammirare le sue doti di saggezza e di mitezza. Fu in questo periodo che la grazia fece germogliare nel suo cuore il seme della conversione. Lo stimolo venne dalla fede semplice e intensa con cui il popolo onorava la tomba di un Santo, il martire Felice, nel Santuario dell’attuale Cimitile. Come responsabile della cosa pubblica, Paolino si interessò a questo Santuario e fece costruire un ospizio per i poveri e una strada per rendere più agevole l’accesso ai tanti pellegrini.
Mentre si adoperava per costruire la città terrena, egli andava scoprendo la strada verso la città celeste. L’incontro con Cristo fu il punto d’arrivo di un cammino laborioso, seminato di prove. Circostanze dolorose, a partire dal venir meno del favore dell’autorità politica, gli fecero toccare con mano la caducità delle cose. Una volta arrivato alla fede scriverà: «L’uomo senza Cristo è polvere ed ombra» (Carme X,289). Desideroso di gettar luce sul senso dell’esistenza, si recò a Milano per porsi alla scuola di Ambrogio. Completò poi la formazione cristiana nella sua terra natale, ove ricevette il Battesimo per le mani del Vescovo Delfino, di Bordeaux. Nel suo percorso di fede si colloca anche il matrimonio. Sposò infatti Terasia, una pia nobildonna di Barcellona, dalla quale ebbe un figlio. Avrebbe continuato a vivere da buon laico cristiano, se la morte del bimbo nato da pochi giorni non fosse intervenuta a scuoterlo, mostrandogli che altro era il disegno di Dio sulla sua vita. Si sentì in effetti chiamato a votarsi a Cristo in una rigorosa vita ascetica.
In pieno accordo con la moglie Terasia, vendette i suoi beni a vantaggio dei poveri e, insieme con lei, lasciò l’Aquitania per Nola, dove i due coniugi presero dimora accanto alla Basilica del protettore s. Felice, vivendo ormai in casta fraternità, secondo una forma di vita alla quale anche altri si aggregarono. Il ritmo comunitario era tipicamente monastico, ma Paolino, che a Barcellona era stato ordinato presbitero, prese ad impegnarsi pure nel ministero sacerdotale a favore dei pellegrini. Ciò gli conciliò la simpatia e la fiducia della comunità cristiana che, alla morte del Vescovo, verso il 409, volle sceglierlo come successore sulla cattedra di Nola. La sua azione pastorale si intensificò, caratterizzandosi per un’attenzione particolare verso i poveri. Lasciò l’immagine di un autentico Pastore della carità, come lo descrisse san Gregorio Magno nel capitolo III dei suoi Dialoghi, dove Paolino è scolpito nel gesto eroico di offrirsi prigioniero al posto del figlio di una vedova. [...]
A chi rimaneva ammirato della decisione da lui presa di abbandonare i beni materiali, egli ricordava che tale gesto era ben lontano dal rappresentare già la piena conversione: « L’abbandono o la vendita dei beni temporali posseduti in questo mondo non costituisce il compimento, ma soltanto l’inizio della corsa nello stadio; non è, per così dire, il traguardo, ma solo la partenza. L’atleta infatti non vince allorché si spoglia, perché egli depone le sue vesti proprio per incominciare a lottare, mentre è degno di essere coronato vincitore solo dopo che avrà combattuto a dovere » (cfr Ep. XXIV,7 a Sulpicio Severo).

Accanto all’ascesi e alla Parola di Dio, la carità: nella comunità monastica i poveri erano di casa. Ad essi Paolino non si limitava a fare l’elemosina: li accoglieva come se fossero Cristo stesso. Aveva riservato per loro un reparto del monastero e, così facendo, gli sembrava non tanto di dare, ma di ricevere, nello scambio di doni tra l’accoglienza offerta e la gratitudine orante degli assistiti. Chiamava i poveri suoi «patroni» (cfr Ep. XIII,11 a Pammachio) e, osservando che erano alloggiati al piano inferiore, amava dire che la loro preghiera faceva da fondamento alla sua casa (cfr Carme XXI,393-394).
San Paolino non scrisse trattati di teologia, ma i suoi carmi e il denso epistolario sono ricchi di una teologia vissuta, intrisa di Parola di Dio, costantemente scrutata come luce per la vita. In particolare, emerge il senso della Chiesa come mistero di unità. La comunione era da lui vissuta soprattutto attraverso una spiccata pratica dell’amicizia spirituale. In questa Paolino fu un vero maestro, facendo della sua vita un crocevia di spiriti eletti: da Martino di Tours a Girolamo, da Ambrogio ad Agostino, da Delfino di Bordeaux a Niceta di Remesiana, da Vittricio di Rouen a Rufino di Aquileia, da Pammachio a Sulpicio Severo, e a tanti altri ancora, più o meno noti. Nascono in questo clima le intense pagine scritte ad Agostino. Al di là dei contenuti delle singole lettere, impressiona il calore con cui il Santo nolano canta l’amicizia stessa, quale manifestazione dell’unico corpo di Cristo animato dallo Spirito Santo. Ecco un brano significativo, agli inizi della corrispondenza tra i due amici: « Non c’è da meravigliarsi se noi, pur lontani, siamo presenti l’uno all’altro e senza esserci conosciuti ci conosciamo, poiché siamo membra di un solo corpo, abbiamo un unico capo, siamo inondati da un’unica grazia, viviamo di un solo pane, camminiamo su un’unica strada, abitiamo nella medesima casa » (Ep. 6, 2).
Come si vede, è questa una bellissima descrizione di che cosa significhi essere cristiani, essere Corpo di Cristo, vivere nella comunione della Chiesa.  [...]

A Nola, di cui S. Paolino è il compatrono, si tiene ogni anno, il 22 giugno se cade di domenica, altrimenti la prima domenica dopo, la Festa dei Gigli (8 Gigli chiamati nell'ordine: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto, in ricordo delle antiche corporazioni dei mestieri) per celebrare il ritorno in città del santo dalla prigionia ad opera dei barbari. 

Per & la Catechesi completa è San Paolino da Nola




Fonti principali : vatican.va; wikipendia.com (« RIV.»).

lunedì 4 giugno 2012

Io prendo il largo con Pietro!


"Un Santo Padre c'è solo un Santo Padre un Santo Padre!" cosi ho cantato a squarciagola lasciando incredulo un gruppo di  Minime   Suore  del Sacro Cuore e un folto gruppo di seminaristi bretoni, si mi sono lasciato andare ad un'esteriore gioia di tipo calcistico all'arrivo del Padre Santo sul campo di San Siro, manco fosse una finale di Sciempion Lig o un concerto di Vasco,  ieri il nostro Tedesco Volante ossia Papa Benedetto XVI ha riempito con ottantamila persone la Scala del Calcio e ha scacciato con la sua augusta presenza quei brutti Corvacci neri che aleggiavano sul suo capo, è stata una bellissima giornata, vorrei farvi un lungo resoconto raccontarvi le mie emozioni più profonde ma questa volta voglio tenermele, custodirle dentro di me come qualcosa di prezioso, lascio parlare le immagini. Però voglio ricordarvi, come ha detto a Milano il Pontefice,  che la famiglia, checché ne dicano i vari materialisti atei, è fondata sul matrimonio e che la legge non può e non potrà mai consentire l'aborto e l'eutanasia.




PS: l'unica nota stonata di queste giornate meneghine è stato l'incontro, atto dovuto, di Benedetto XVI con un comunista milanese, ateo e amico dei terroristi, avete ben capito di chi parlo... Ancora una volta il Padre Santo ha dimostrato la sua grandezza non avendo paura del confronto con un marxista materialista, inutile dirlo ma per la cronaca il Pontefice ha vinto sul campo per 0-5! 













venerdì 1 giugno 2012

Tutti a Milano!


E' il momento di stringerci attorno a Sua Santità il Santo Padre, aiutarlo a superare questo momento e a scacciare i corvi che aleggiano sulla sua Santa Persona.







Per ulteriori informazioni:

http://www.family2012.com/it/

martedì 29 maggio 2012

Una breve e concisa precisazione ad uso e consumo dei corvi

Diciamocelo chiaramente, senza pudore, che siamo profondamente turbati dalle voci che arrivano dalla Santa Sede, siamo impauriti nel sapere che dentro le stanze della Città del Vaticano c'è chi mette a repentaglio la sicurezza del Pontefice, inutile dire che noi defensor fidei siamo pronti come sempre, basta un richiamo e siamo lì a far scudo al Padre Santo con i nostri poveri ed inutili corpi . Corvi, corvacci e similari non vi temiamo!




venerdì 25 maggio 2012

Onore a Gotti Tedeschi che giustamente non vuole turbare il Santo Padre

Gotti Tedeschi da ieri ex Presidente dello IOR dichiara "Sono dibattuto tra l'ansia di spiegare la verità e il non voler turbare il Santo Padre" ecco caro Gotti Tedeschi noi fedeli non entriamo nel merito della sua vicenda, son cose che riguardano Santa Romana Chiesa e quindi non va discussa, perché noi siam troppo piccoli per discernere di talune decisioni che sono appannaggio di uomini grandi, molto più grandi di noi;  la decisione di destituirla dal suo ruolo, ché sicuramente è stata fatta per il bene della nostra Chiesa, va presa così come è senza fare delle dietrologie che lasciamo ai pruriti di giornalisti e complottisti, per noi come sempre non c'è nulla da dire su questa decisione, come sempre è tutto trasparente. Le fa onore ciò che ha dichiarato, è sacrosanto non turbare il Santo Padre Lui prega per il suo popolo e deve continuare a farlo per la nostra Salvezza. 



mercoledì 2 maggio 2012

Il santo del Giorno-02/05/12


Il Santo del giorno con un regalo: La Catechesi sul Sant'Atanasio fatta dal nostro amatissimo Padre Santo

Sant’Atanasio di Alessandria
Vescovo e dottore della Chiesa



Dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI
(Aula Paolo VI - Mercoledì, 20 giugno 2007)

Cari fratelli e sorelle,
continuando la nostra rivisitazione dei grandi Maestri della Chiesa antica, vogliamo rivolgere oggi la nostra attenzione a sant’Atanasio di Alessandria. Questo autentico protagonista della tradizione cristiana, già pochi anni dopo la morte, venne celebrato come «la colonna della Chiesa» dal grande teologo e Vescovo di Costantinopoli Gregorio Nazianzeno (Discorsi 21,26), e sempre è stato considerato come un modello di ortodossia, tanto in Oriente quanto in Occidente. Non a caso, dunque, Gian Lorenzo Bernini ne collocò la statua tra quelle dei quattro santi Dottori della Chiesa orientale e occidentale – insieme ad Ambrogio, Giovanni Crisostomo e Agostino –, che nella meravigliosa abside della Basilica vaticana circondano la Cattedra di san Pietro.
Atanasio è stato senza dubbio uno dei Padri della Chiesa antica più importanti e venerati. Ma soprattutto questo grande Santo è l’appassionato teologo dell’incarnazione del Logos, il Verbo di Dio, che – come dice il prologo del quarto Vangelo – «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Proprio per questo motivo Atanasio fu anche il più importante e tenace avversario dell’eresia ariana, che allora minacciava la fede in Cristo, riducendolo ad una creatura «media» tra Dio e l’uomo, secondo una tendenza ricorrente nella storia, e che vediamo in atto in diversi modi anche oggi. Nato probabilmente ad Alessandria, in Egitto, verso l’anno 300, Atanasio ricevette una buona educazione prima di divenire diacono e segretario del Vescovo della metropoli egiziana, Alessandro. Stretto collaboratore del suo Vescovo, il giovane ecclesiastico prese parte con lui al Concilio di Nicea, il primo a carattere ecumenico, convocato dall’imperatore Costantino nel maggio del 325 per assicurare l’unità della Chiesa. I Padri niceni poterono così affrontare varie questioni, e principalmente il grave problema originato qualche anno prima dalla predicazione del presbitero alessandrino Ario.
Questi, con la sua teoria, minacciava l’autentica fede in Cristo, dichiarando che il Logos non era vero Dio, ma un Dio creato, un essere «medio» tra Dio e l’uomo, e così il vero Dio rimaneva sempre inaccessibile a noi. I Vescovi riuniti a Nicea risposero mettendo a punto e fissando il «Simbolo della fede» che, completato più tardi dal primo Concilio di Costantinopoli, è rimasto nella tradizione delle diverse confessioni cristiane e nella Liturgia come il Credo niceno-costantinopolitano. In questo testo fondamentale – che esprime la fede della Chiesa indivisa, e che recitiamo anche oggi, ogni domenica, nella Celebrazione eucaristica – figura il termine greco homooúsios, in latino consubstantialis: esso vuole indicare che il Figlio, il Logos, è «della stessa sostanza» del Padre, è Dio da Dio, è la sua sostanza, e così viene messa in luce la piena divinità del Figlio, che era negata dagli ariani.
Morto il Vescovo Alessandro, Atanasio divenne, nel 328, suo successore come Vescovo di Alessandria, e subito si dimostrò deciso a respingere ogni compromesso nei confronti delle teorie ariane condannate dal Concilio niceno. La sua intransigenza, tenace e a volte molto dura, anche se necessaria, contro quanti si erano opposti alla sua elezione episcopale e soprattutto contro gli avversari del Simbolo niceno, gli attirò l’implacabile ostilità degli ariani e dei filoariani. Nonostante l’inequivocabile esito del Concilio, che aveva con chiarezza affermato che il Figlio è della stessa sostanza del Padre, poco dopo queste idee sbagliate tornarono a prevalere – in questa situazione persino Ario fu riabilitato –, e vennero sostenute per motivi politici dallo stesso imperatore Costantino e poi da suo figlio Costanzo II. Questi, peraltro, che non si interessava tanto della verità teologica quanto dell’unità dell’Impero e dei suoi problemi politici, voleva politicizzare la fede, rendendola più accessibile – secondo il suo parere – a tutti i sudditi nell’Impero.
La crisi ariana, che si credeva risolta a Nicea, continuò così per decenni, con vicende difficili e divisioni dolorose nella Chiesa. E per ben cinque volte – durante un trentennio, tra il 336 e il 366 – Atanasio fu costretto ad abbandonare la sua città, passando diciassette anni in esilio e soffrendo per la fede. Ma durante le sue forzate assenze da Alessandria, il Vescovo ebbe modo di sostenere e diffondere in Occidente, prima a Treviri e poi a Roma, la fede nicena e anche gli ideali del monachesimo, abbracciati in Egitto dal grande eremita Antonio con una scelta di vita alla quale Atanasio fu sempre vicino. Sant’Antonio, con la sua forza spirituale, era la persona più importante nel sostenere la fede di sant’Atanasio. Reinsediato definitivamente nella sua sede, il Vescovo di Alessandria poté dedicarsi alla pacificazione religiosa e alla riorganizzazione delle comunità cristiane. Morì il 2 maggio del 373, giorno in cui celebriamo la sua memoria liturgica.
L’opera dottrinale più famosa del santo Vescovo alessandrino è il trattato su L’incarnazione del Verbo, il Logos divino che si è fatto carne divenendo come noi per la nostra salvezza. Dice in quest’opera Atanasio, con un’affermazione divenuta giustamente celebre, che il Verbo di Dio «si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio; egli si è reso visibile nel corpo perché noi avessimo un’idea del Padre invisibile, ed egli stesso ha sopportato la violenza degli uomini perché noi ereditassimo l’incorruttibilità» (54,3). Con la sua risurrezione, infatti, il Signore ha fatto sparire la morte come se fosse «paglia nel fuoco» (8,4). L’idea fondamentale di tutta la lotta teologica di sant’Atanasio era proprio quella che Dio è accessibile. Non è un Dio secondario, è il Dio vero, e tramite la nostra comunione con Cristo noi possiamo unirci realmente a Dio. Egli è divenuto realmente «Dio con noi».
Tra le altre opere di questo grande Padre della Chiesa – che in gran parte rimangono legate alle vicende della crisi ariana – ricordiamo poi le quattro lettere che egli indirizzò all’amico Serapione, Vescovo di Thmuis, sulla divinità dello Spirito Santo, che viene affermata con nettezza, e una trentina di lettere «festali», indirizzate all’inizio di ogni anno alle Chiese e ai monasteri dell’Egitto per indicare la data della festa di Pasqua, ma soprattutto per assicurare i legami tra i fedeli, rafforzandone la fede e preparandoli a tale grande solennità.
Atanasio è, infine, anche autore di testi meditativi sui Salmi, poi molto diffusi, e soprattutto di un’opera che costituisce il best seller dell’antica letteratura cristiana: la Vita di Antonio, cioè la biografia di sant’Antonio abate, scritta poco dopo la morte di questo Santo, proprio mentre il Vescovo di Alessandria, esiliato, viveva con i monaci del deserto egiziano. Atanasio fu amico del grande eremita...la biografia esemplare di questa figura cara alla tradizione cristiana contribuì molto alla diffusione del monachesimo, in Oriente e in Occidente. [...]

Sì, fratelli e sorelle! Abbiamo tanti motivi di gratitudine verso sant’Atanasio. La sua vita, come quella di Antonio e di innumerevoli altri Santi, ci mostra che «chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino» (Deus caritas est, 42).

Significato del nome Atanasio : "immortale" (greco).

lunedì 2 aprile 2012

venerdì 16 marzo 2012

No! No! No!



La Corte di Cassazione, noto covo di comunisti, ridefinisce la condizione giuridica delle coppie omosessuali, semplificando questi signori affermano che le nozze tra due coniugi dello stesso sesso sono legalmente valide e, sempre la Cassazione, dichiara che le leggi italiane sono fuori "dall'attuale realtà giuridica". Per carità di patria mi fermo qui, potrete leggere la notizia dettagliatamente sui vari organi di informazione sul web. Faccio solo una piccolissima riflessione:  il Santo Padre ha affermato più e più volte che il matrimonio è tra un uomo e una donna e ogni altra forma di "matrimonio" è basata su un amore debole. Cosi è, signori laicisti, signori della corte di cassazione,signori progressisti,comunisti,laicisti,relativisti...
e ai signori invertiti diciamo che noi vi rispettiamo in quanto anche voi siete esseri umani creati da Dio, ma non permetteremo mai che le vostre assurde pretese contronatura facciano degenerare la nostra società fondata sui valori cristiani cattolici a loro e ai loro amici diciamo a gran voce:  NO! NO! NO!      

giovedì 15 marzo 2012

Bellissimissimissimo!!!!!

COMPRIAMO MILLE COPIE CIASCUNO DI FAMIGLIA CRISTIANA E DISTRIBUIAMOLE, A NOSTRE SPESE, IN TUTTI I LUOGHI, AFFINCHE' PIU' PERSONE POSSIBILI RECAPITINO IL 16 APRILE PIU' CARTOLINE POSSIBILI:



Una cartolina, un messaggio o videomessaggio sul sito internet o per posta elettronica.

Chiunque voglia far pervenire al Papa gli auguri per l'85mo compleanno, che cade il prossimo 16 aprile, puo' approfittare, entro l'8 aprile, dei canali messi a disposizione da Famiglia cristiana. La rivista dei Paolini si incarichera' del recapito e scegliera' anche una raccolta di messaggi da pubblicare.

Il Profumo del Santo Padre

Ieri le mie membra stanche avevano trovato temporaneamente riposo su una sedia di un bistrot de' noantri e mentre sorbivo il decaffeinato di marca Hag i miei occhi sono stati calamitati sulla prima pagina del "Buciardo", meglio noto come Il Messaggero (giornale di cui è stato direttore anche Gianni Letta e di proprietà di Caltagirone Gaetano suocero di Pierferdinando...), appoggiato su un tavolino il titolo che mi aveva attirato, posto in basso a destra recitava così: << Il mio profumo per il Papa  essenza unica tra boschi e musica>>.



 Dopo la lettura del titolo sono caduto in uno stato catatonico ripresomi subito ho gettato il caffè sui pantaloni di un negro che imprudentemente mi ha disturbato: voleva vendermi dei calzini... Mentre il negro a capo chino gentilmente con fare remissivo mi chiedeva scusa, io di rimando l'ho sfanculato senza neanche guardarlo in faccia,  ho iniziato a leggere l'articolo http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=185715&sez=FEDEERELIGIONE che si preannunciava già dal titolo, come potete ben capire, pregno di  messaggi  che possono cambiare una vita, e ho pensato di diffondere questo articolo perché è giusto che voi sappiate, che il mondo sappia. Dopo aver letto l'articolo sono corso su casa e ho preso la mia cara vecchia e fida Luger e sono andato a caccia di barboni: non è giusto che ci sia in giro gente che puzza,  il tanfo equivale al demonio e quindi va necessariamente debellato.